martedì 2 luglio 2013

Stefania Corbi - alcune risposte

In risposta alle lettere pubblicate il 20 giugno relative alla mia, tengo a fare delle precisazioni. Come già scritto dalla redazione, lo scopo della mia lettera non era difendermi dalle accuse, bensì denunciare, tra le altre cose, il perdurare di una gogna mediatica durata anni, nonostante nessuna delle gravi accuse che ci hanno fatto finire davanti alla Corte d’Assise (dove si celebrano i processi per i delitti più efferati, come le stragi o i reati di mafia), sia stata confermata dalla sentenza di primo grado.

Ma voglio rispondere alle contestazioni che mi sono state poste dal sig. Antonio Berti, che fonda i propri giudizi su alcune di quelle falsità di cui accennavo nella mia lettera (il corpo martoriato in virtù dei presunti lividi sulla schiena, che tuttavia lividi non sono, le sevizie testimoniate delle presunte bruciature di sigaretta che tuttavia bruciature non sono, l’assurda affermazione, non confermata dalle successive perizie, che Stefano Cucchi  si potesse salvare con un bicchiere di acqua e zucchero), tutte smentite nel corso del processo ma mai rettificate da nessuno dei mezzi di informazione, che anzi continuano a farle passare per verità assolute. Ovvio che l’opinione pubblica su queste abbia fondato i propri giudizi e la condanna morale che ne consegue.

Spazzare via tre anni di informazione a senso unico è impresa impossibile in queste poche righe.  Per questo invito i lettori a prendere visione di una lettera aperta, scritta nel febbraio 2011 dalla mia collega Flaminia Bruno, dove vengono analizzate punto per punto alcune delle questioni sollevate e molte altre ancora. Quella lettera non fu mai pubblicata, non a caso, poiché alla voce degli imputati non è stata data finora alcuna visibilità, al contrario di quella di altre parti processuali. La lettera è possibile reperirla su un blog [si referisce al primo post di questo blog ], dove possono essere letti anche alcuni documenti che aiutano a fare chiarezza, oppure su http://nutopia2sergiofalcone.blogspot.com.

Aggiungo alcune cose, sempre in risposta a quanto contestatomi. Le condizioni di Stefano Cucchi non erano affatto quelle di una persona in fin di vita, era molto magro ed era stato ricoverato per una frattura vertebrale; per tutta la durata della degenza è stato vigile, lucido ed orientato. Il decesso si è verificato in modo assolutamente improvviso ed inaspettato, poiché nulla faceva prevedere un tale epilogo. All’arrivo in reparto Stefano firmò il diniego ad effettuare colloqui con i propri familiari e anche il divieto per noi medici di rilasciare loro informazioni sul suo stato di salute. Alla volontaria che ebbe modo di incontrarlo il pomeriggio prima del decesso, chiese di contattare esclusivamente il cognato e nessun altro della famiglia, poiché, asserì, era l’unico ad essergli stato vicino in momenti difficili.  In queste condizioni chiedersi come mai Stefano non fosse assistito dai familiari era quanto meno superfluo. Anche di tutto questo, emerso nel corso delle udienze, nessuno dei mezzi di informazione ha mai dato conto.

In questo senso ho parlato di gogna mediatica, poiché non riesco a definirla in altro modo.
Spero che dopo aver letto quanto argomentato dalla mia collega, i lettori di questo giornale oltre a sentirsi offesi da quanto da me scritto, si sentano indignati per essere stati ingannati in tutti questi anni.

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